Sguardo ....

intervista a Paolo Meoni

 

Paolo Meoni, Unità residenziale di osservazione (video still), 2009, 5’41”

 

Le prime associazioni che si fanno con l’idea di distanza sono di natura spaziale. Pensiamo a uno spazio percepito e percettivo in cui ci muoviamo. Questo movimento definisce la distanza come un campo da attraversare e lo si può fare in diversi modi.

Lo sguardo è forse la prima forma di distanza che ci avvicina al mondo. È uno spazio che protegge ed espone, può tradurre ma anche tradire.

 

Nel video Unità residenziale di osservazione (2009) sono presenti entrambi i termini dell’equazione: la dimensione abitativa come dimora del punto di osservazione, e l’azione del guardare. È poi presente una caratteristica ricorrente nei tuoi lavori, la compresenza di tempi diversi insieme, che si stratificano – idealmente e tecnicamente – modificando forme e percezione del visibile. Come nasce questo lavoro e qual è l’idea di sguardo da cui ha avuto origine?

Ritengo giusto ciò che hai prima affermato, cioè che noi ci muoviamo in uno spazio percepito e percettivo, poiché noi, in quanto singoli uomini, rielaboriamo le informazioni sensoriali a cui siamo sottoposti; quindi, fondamentalmente siamo il “filtro” di tutto quello che vediamo. Pertanto, la nostra visione dello spazio non è solamente un risultato impresso sulla nostra retina, ma è un insieme di elementi puramente soggettivi (memoria, affezioni…), che, fondendosi l’un l’altro, mutano quello che vediamo in funzione di ciò che percepiamo, rendendo unica la visione del mondo di ognuno di noi.

Unità residenziale d’osservazione (2009) è un lavoro video, che, in ottemperanza alla mia poetica degli ultimi anni, si sviluppa intorno alla mia città e alle persone che frequento. È nato da una serie di scatti fotografici di vari edifici in via di costruzione; successivamente ho montato in sequenza tali scatti, che, data la loro somiglianza, hanno portato un approfondimento dell’immagine, formando un effetto cinetico, che ricorda lo slow motion. Perciò, definire tale lavoro come un video in senso stretto risulta difficile; sarebbe meglio parlare di un particolare modo di animazione, creato grazie alla contiguità e assonanza delle immagini.

Questo lavoro, inoltre, va pensato in funzione alla mia vicinanza emotiva ai luoghi riportati; infatti, di Prato, città in cui vivo da sempre, conservo varie foto e filmati, che nel tempo hanno trovato vari esiti nella mia produzione artistica. E, forse, è proprio da questa attitudine, cioè quella di conservare molti, quasi tutti, gli scatti che ho fatto nel tempo, che nasce la mia produzione artistica; che può essere pensata in risposta alla rapidità e fatuità dei movimenti in cui i nostri tempi sono immersi: dunque, con questa mia azione conservatrice, cerco di sottrarre l’immagine alla sua connaturata caducità. Le opere, quindi, sono create partendo da un’immagine fotografica preesistente, sulla quale conduco un lavoro che sottrae la foto alla propria immobilizzazione spaziale e temporale. Quindi, non ci troviamo di fronte a una cattura fotografica di un’immagine, ma ad un lavoro sull’immagine stessa, che porta ad un risultato aspaziale e atemporale.

Fare foto per me non è un ricercare di produrre una immagine quanto più oggettiva della realtà circostante. Tutt’altro, per me significa trovare l’immagine all’interno dei processi dei medium, cioè indagare gli aspetti meno evidenti della fotografia e del video; aspetti che nel mio percorso non necessariamente coincidevano con il medium letto in maniera classica.

 

 

Cinque artisti in mostra, Paolo Meoni (Prato, 1967), Luisa Lambri (Como, 1969), Daniela De Lorenzo (Firenze, 1959), Stefano Arienti (Mantova, 1961), Corrado Sassi (Roma, 1965) approfondiscono in brevi interviste alcuni temi centrali di A distanza ravvicinata: il rapporto con lo spazio, l’abitare, l’intimità, lo sguardo che rivolgiamo all’altro, nelle sue diverse forme.

Paolo Meoni, Unità residenziale di osservazione, 2009, 5’41”
Luisa Lambri, Senza titolo, 1996
Daniela De Lorenzo, Escamotage, 2010
Corrado Sassi, Natale di Roma, 2004
Stefano Arienti, Senza titolo (Ritratto di Federica Cimatti), 1996​

Interviste di Francesca Palmieri