Il Fondo Claudio Cintoli ....

Il Fondo Claudio Cintoli
I diari di un artista poliedrico, tra introspezione e slancio verso nuove possibilità espressive

 

Il Fondo Claudio Cintoli conserva i diari personali di un artista che ha scelto l’eclettismo come unico principio guida, toccando tutte le tendenze del suo tempo – nuovo dadaismo, nouveau realisme, Fluxus, pop art, arte povera, iper-realismo, arte concettuale – senza appartenere veramente a nessuna, con lo sguardo sempre rivolto consapevolmente al domani delle avanguardie.

Claudio Cintoli (Imola, 1935 – Roma, 1978) è stato un artista che in un breve arco di vita (morto improvvisamente a 43 anni) ha saputo percorrere e attraversare i movimenti artistici più importanti degli anni Sessanta e Settanta, rinnovandosi sempre e sfuggendo a ogni inquadramento. Tra pittura, scultura, scrittura critica, muralismo, performance, ready-made, fotografia e video, la sua produzione spazia da un genere all’altro, da un movimento artistico all’altro, con la più aperta curiosità, attirato sia dai grandi spazi dei muri, delle tele enormi e degli ambienti performativi, sia dagli spazi ristretti dei piccoli supporti cartacei, taccuini, buste, francobolli e piccoli oggetti poveri.

A una ricca produzione artistica, Cintoli ha sempre accompagnato un flusso ininterrotto di produzione cartacea, i Diari, oggi appartenenti ai Fondi storici della Galleria Nazionale, su cui non raccontava fatti ma annotava idee per progetti futuri, citazioni, riflessioni, disegni e schizzi, ritagli di articoli e recensioni delle sue mostre; ma i diari sono soprattutto luoghi di sperimentazione sull’espressione verbale, dove giochi di parole, aforismi, versi improvvisati, formule, parole in libertà, artifici grafici sono i mezzi per esplorare i tanti segni possibili ma senza voler dare seguito ai significati, perché la funzione dei diari “è quella di non essere: una funzione fàtica, che tiene aperto il canale della comunicazione ma non comunica, attraversa il vuoto ma non lo colma” (Mariano Apa).

I taccuini d’artista rientrano oggi in un preciso filone artistico, esposti e conservati nei musei, negli ultimi anni espressione di una sottocultura, per lo più giovanile, che si identifica in questo medium comunicativo. Negli anni Sessanta, Cintoli ne è stato un precursore, mentre i suoi taccuini avevano tuttavia origine e fine in una dimensione esclusivamente privata.

 

Claudio Cintoli
Claudio Cintoli, Diario 2

 

I tredici Diari che compongono il fondo, ampiamente studiati da Simone Battiato, sono conservati in ordine cronologico, in base alle date di inizio e fine compilazione riportate dall’artista. All’interno dei primi sette diari (o taccuini, come li definiva) che corrispondono al soggiorno newyorkese (da settembre 1965 al 1968) Cintoli ha annotato vari appunti per progetti che avrebbe poi realizzato in futuro, come la performance Colare Colore che avrebbe poi tenuto alla galleria L’Attico o il murale Una manciata di stelle, oltre a riflessioni sulla sua ricerca espressiva, spesso sotto forma di flussi di pensiero, resoconti delle fasi di lavorazione di alcuni progetti, ritagli di riviste ma anche brevi racconti ironici scritti a partire da giochi di parole, esercizio che ricorrerà sempre nel corso della sua carriera.

 

Claudio Cintoli
Claudio Cintoli, Diario 6

 

Interessante, nel VI diario, la dedica di un breve racconto a Pino Pascali, suo coetaneo e amico, intitolato Brano per Pascali, in cui i protagonisti hanno il nome delle opere dell’artista pugliese.

I Diari non erano generalmente destinati alla pubblicazione, ad eccezione di uno: l’VIII diario è l’unico ad essere stato pubblicato, nel 1971, dalla galleria Artestudio di Macerata. Questo album, come lo definiva in questo caso l’artista, racchiude esperienze e progetti compresi dal 1968 al 1971, oltre a una buona componente di citazioni da scritti di altri artisti e scrittori (Magritte, De Chirico, ma anche Schopenhauer e André Breton, Jarry, Nietche, la poesia surrealista). In queste pagine tratteggia il Micromegalomane, personaggio immaginario e vagamente autobiografico, “contropelato ed antiestatico”, che “si buttava a catapulta nelle avventure”, protagonista del racconto che dà il titolo al Diario.

 

Claudio Cintoli
Claudio Cintoli, Diario 8

 

Nel IX Diario, Cintoli riporta l’esperienza come docente di Figura Disegnata al neonato liceo artistico di Latina, dove fu invitato ad insegnare per poter mettere in pratica una didattica sperimentale, un’esperienza più o meno continuativa dal 1969 al 1977. Molto amato dagli studenti, basava i suoi corsi sulla libera espressione, sulle riflessioni condivise, sull’opportunità di ampliare i loro orizzonti.

In questo diario, tra gli appunti per le lezioni e qualche riflessione, sono riportati alcuni risultati riportati dai suoi studenti sugli esperimenti che lui proponeva in classe, come ad esempio, decomporre e frammentare visivamente la parola DECOMPOSIZIONE. Ampio spazio è poi dedicato alla mostra Patate d’inverno, realizzata insieme agli studenti e inaugurata alla galleria Acme Arte Studio di Brescia nell’ottobre del 1971.

 

Claudio Cintoli
Claudio Cintoli, Diario 9

 

Il X diario, scritto dal 1970 al 1973, è uno dei pochi che possiamo considerare prettamente come un diario autobiografico, dato che l’artista scrive piccoli resoconti delle giornate trascorse, trattando inoltre di progetti, delle lezioni a Latina, del rapporto con alcuni critici, di problemi di salute e dilungandosi in molte riflessioni sull’arte e sul tema psico-antropologico del doppio, che scaturiranno poi nel personaggio di Marcanciel Stuprò, che è l’anagramma di Proust con l’arcobaleno, suo alter-ego protagonista e “titolare” dell’XI diario.

Dopo questo diario non compariranno più riferimenti alla sua attività didattica: nel XII delinea i progetti per la realizzazione di alcune performance come Uovonuovo e Aceldama, dove sono presenti i temi di nascita, morte e rinascita, sempre ricorrenti nel suo percorso di ricerca; nel XIII documenta il viaggio in Asia che aveva intrapreso nel corso del 1977. Si tratta dell’ultimo dei tredici diari di Cintoli, compilato tra l’estate e l’autunno del 1977.

In questo diario compaiono resoconti quotidiani e ricordi, brevi racconti poetici, aforismi e riflessioni esistenziali che trattano anche il tema della fine: “E alla fine del viaggio il viaggiatore si rende conto di aver delirato e che sul limite estremo sta ancora delirando…il cervello s’affolla di ricordi anche quando non vuole ricordare, e il desiderio è lì in agguato ai bordi dell’abisso e non c’è più nulla da desiderare, non c’è più tempo per desiderare”, e ancora “Lasciamo da parte le inchieste, le polemiche, i fatti, i colpi di scena, insomma i dettagli e proviamo a capire a ritroso, scavando dall’interno quest’esperienza sconvolgente, sconcertante, contraddittoria, segnata da una sì luminosa ma combattuta carriera e da quella oscura e misteriosa fine, quell’irreparabile epilogo”; così, a pochi mesi dalla morte, scriveva nelle pagine del suo ultimo diario nel 1977.

 

Claudio Cintoli
Claudio Cintoli, Diario 7