Report 2015–2023 Galleria Nazionale

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Otto anni all’insegna della trasformazione e del rilancio per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

Un cambiamento di ampia portata certificato nella sua vitalità da numeri che raccontano aspetti quantitativi e qualitativi che traducono l’attività, il programma e la gestione del museo

Consulta il Report 2015–2023 in versione integrale

Il Report 2015–2023 è quanto realizzato alla Galleria Nazionale a partire da novembre 2015 con l’arrivo alla direzione di Cristiana Collu, un percorso tenuto a battesimo l’anno successivo con due eventi di portata eccezionale: la restituzione al pubblico di ambienti completamente rinnovati e la profonda rilettura delle collezioni con la mostra Time is Out of Joint.

 

Tutti gli Annual Report dal 2015

Sala dell'Ercole Galleria Nazionale

Time is Out of Joint
Sala dell’Ercole

 

«Non un bilancio, non uno sguardo retrospettivo. Questa veduta d’insieme restituisce in modo sintetico e puntiforme un percorso costellato di risultati entusiasmanti, incoraggianti e di cui andare orgogliosi».
Cristiana Collu
Direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

I nuovi spazi

Per Cesare Bazzani il Salone Centrale rappresentava lo snodo dinamico, flessibile, versatile dell’articolazione dello spazio museale. Situato al centro di una linea prospettica che da Villa Borghese entra dentro l’edificio attraversandolo longitudinalmente e incrociando, alla latitudine della Sala delle Colonne, i cortili laterali che inondano di luce questi spazi, che citano a memoria il cardo e il decumano romano.
In quella sala maestosa e sorprendentemente plastica, concepita precisamente per le esposizioni temporanee, si sono celebrate grandi mostre che, calibrate per quello spazio, ne sono state esaltate sia nella rarefazione che nella condensazione.

Nella ripartizione degli spazi espositivi e nella precisa intenzione di non sottrarre sale alle 90 mostre temporanee inaugurate dal 2016, sono state individuate altre aree con vocazioni specifiche anche in virtù della loro conformazione. La Sala Aldrovandi è stata dedicata alla fotografia, al disegno e alle mostre più raccolte. Il Corridoio ex Leoni, per progetti site specific. La Sala Merini, per piccoli camei. La Gipsoteca per piccole mostre personali.

E infine la Sala Via Gramsci, che ha ospitato non solo una fondamentale costola della programmazione espositiva, ma proprio in virtù del suo affaccio sulla via omonima ha rappresentato l’apertura della Galleria Nazionale verso l’esterno, verso la città, verso progetti “altri” e di altri.
Uno spazio osmotico, ibrido, accogliente, separato ma integrato. Concepita per compensare una mancanza, quella di un auditorium (previsto nell’Ala C), la Sala Via Gramsci ha ascoltato le voci più diverse e si è dimostrata a sua volta plastica e accogliente, come il resto del museo che ha trasformato la Sala delle Colonne in una sorta di zona franca, un’isola dove poter prender la parola quando ci sono gli eventi e le presentazioni, o dove trattenersi prima e dopo la visita.

 

I lavori in numeri:
65 sale espositive divise in 4 settori
5.350 metri quadrati di parquet originale recuperato
1.800 metri quadrati di pavimenti in pietra, marmette e mosaici recuperati
20.500 metri quadrati di pareti imbiancate
7.000 metri quadrati di giardini recuperati e manutenuti
43 finestre riaperte e restaurate

Nessuno mi pettina bene come il vento

La scalinata monumentale della Galleria Nazionale

Sala delle Colonne

La Sala delle Colonne

 

Il Salone Centrale durante la mostra Panorama XIX

Cortile Centrale Galleria Nazionale

 

Il Cortile Centrale

Sala Via Gramsci

 

Gli spazi di Sala Via Gramsci durante la mostra Picasso metamorfico

 

Ala Cosenza

Grazie al finanziamento del Fondo Sviluppo e Coesione (fsc) 2014-2020 per l’adeguamento strutturale e impiantistico e allestimento dell’“Ala Cosenza” è stata portata a compimento l’annosa questione dell’ampliamento del museo in corso di costruzione dal 1975 su progetto dell’ingegnere Luigi Cosenza.

L’edificio, utilizzato parzialmente dal 1988 al 1998, si presentava al 2016 non soltanto in stato di abbandono, ma ancora ampiamente incompiuto e profondamente trasformato nella sua idea originaria. Demolite le superfetazioni realizzate al di fuori del progetto e messo in sicurezza il sito, si è proceduto successivamente alla riprogettazione compiendo l’importante passo della dichiarazione di “interesse culturale”.

In un’ottica di sostenibilità ambientale ed economica, l’edificio è stato ripensato quale rudere contemporaneo da riattivare partendo da minimi interventi e da una divisione in macroaree (ognuna dotata di percorsi e servizi indipendenti) che ne permetteranno in futuro un uso flessibile e diversificato.

A seguito della gara aggiudicata alla fine del 2022, da luglio 2023 sono in corso i lavori per la progettazione esecutiva e l’esecuzione dell’opera.

Ala Cosenza Galleria Nazionale

 

Gli spazi dell’ampliamento della Galleria Nazionale dopo la messa in sicurezza del sito e l’avvio dei lavori

Ala C – Il progetto dell’ampliamento della Galleria Nazionale in mostra nel Corridoio del Bazzani

 

I visitatori

Il pubblico è raddoppiato: nel 2017 la Galleria Nazionale ha registrato il numero di visitatori più alto nella storia del museo, fin dalla sua prima apertura al pubblico.. Dai 136.935 visitatori registrati alla fine della precedente gestione si è passati ai 272.469, un livello di affluenza che si è mantenuto sostanzialmente stabile nel corso degli anni successivi e che viene ribadito dalle proiezioni 2023. In otto anni oltre un milione e mezzo di visitatori: una cifra da capogiro per un museo di arte moderna e contemporanea a Roma. Ma non solo, il pubblico è cambiato, è molto più giovane e variegato anche grazie a nuove strategie di comunicazione e nuovi progetti.

 

Sostenibilità

L’approccio adottato dalla Galleria Nazionale rispetto ai temi della sostenibilità ambientale e, nello specifico, dell’efficienza energetica e della decarbonizzazione è un unicum a livello nazionale.

La Galleria Nazionale (unica tra le istituzioni a essa affini ad aver nominato un “Energy Manager”) è il primo museo sostenibile d’Italia avendo azzerato completamente le emissioni climalteranti, nel 2019 è stato il primo museo in Europa a ottenere la certificazione ISO 50001 del proprio Sistema di Gestione dell’Energia.

Musei sostenibili

Tutte le tappe del percorso per la sostenibilità ambientale

 

Parità di genere

Negli ultimi otto anni la Galleria Nazionale ha costantemente rivolto la propria attenzione alle donne e al femminismo, alle sue pratiche e ai suoi strumenti di indagine e riflessione, che sono stati protagonisti dell’attività espositiva con mostre, progetti, festival, eventi e call.

Queste solo alcune delle tappe più significative che raccontano l’impegno, l’attenzione e il coinvolgimento della Galleria Nazionale nell’accendere e alimentare la riflessione sul significato del femminismo nel nostro tempo: lagallerianazionale.com/women-up

Self-portrait, Carla Lonzi

Immagine dall’Archivio Carla Lonzi recentemente acquisito dalla Galleria Nazionale

 

Organico

A fronte delle 114 unità previste, oggi lo staff della Galleria Nazionale ammonta a 67 persone. Sebbene l’organico ammonti al 40% di quanto preventivato, il museo ha proseguito nelle sue attività impegnandosi in nuove sfide.

 

Fundraising

Per la produzione di nuovi progetti e per il mantenimento dell’autonomia gestionale economico-finanziaria si sono rivelate fondamentali le entrate derivanti dalla politica dei prestiti e dalle attività di fundraising.
La valorizzazione degli spazi museali e le partnership hanno permesso al museo di raccogliere risorse pari a 1.813.655 €.

La dimensione amministrativa è stata potenziata grazie a un sensibile snellimento delle procedure e a una forte attenzione riservata alla digitalizzazione. La situazione debitoria evidenziata al momento del passaggio di consegne nel 2015 è stata analizzata attraverso uno scrupoloso monitoraggio delle attività contrattuali e finanziarie, e riappianata in un solo anno garantendo l’equilibrio di bilancio per la nuova Galleria Nazionale già dal 2016. Oggi la Galleria Nazionale può vantare un avanzo libero di circa 800.000,00 euro.

 

Acquisizioni e prestiti

Particolarmente intensa è stata l’attività di acquisizione e prestiti: dal 2016 ha sono entrate in collezione 674 nuove opere tra acquisti, cessioni, comodati, donazioni e lasciti.

 

2016: 164 acquisizioni
2017: 66 acquisizioni
2018: 74 acquisizioni
2019: 79 acquisizioni
2020: 27 acquisizioni
2021: 30 acquisizioni
2022: 91 acquisizioni
2023: 143 acquisizioni

I Fondi Storici hanno visto un’implementazione notevolissima: a partire dai 12 fondi d’archivio presenti nel 2016, sono stati incamerati 43 nuovi fondi documentaristici relativi ad artisti e personalità, per cui oggi il patrimonio ammonta a 55 fondi più ulteriori 5 fondi fotografici. La consistenza del materiale librario ammonta a circa 70.000 volumi, circa 1.500 periodici e una preziosa collezione composta da circa 40.000 pezzi tra miscellanee e opuscoli.

Gustave Courbet, La Vague, 1871
Opera acquisita dalla Galleria Nazionale nel 2016

Archivio Galleria Nazionale

 

Gli Archivi della Galleria Nazionale

La Biblioteca della Galleria Nazionale

 

La Biblioteca della Galleria Nazionale

Contestualmente sono state 1288 le opere uscite in prestito in Italia e nel mondo. L’intensa attività di prestiti in uscita e le mostre temporanee ha permesso di esporre al museo circa 2000 diverse opere della collezione, tra cui alcune mai esposte prima, oltre alle nuove acquisizioni.
Le fee introdotte dai prestiti in uscita hanno generato introiti in costante crescita, portando così il totale degli otto anni a 3.352.000 €.

 

2016: 152 prestiti
2017: 118 prestiti
2018: 172 prestiti
2019: 147 prestiti
2020: 118 prestiti
2021: 94 prestiti
2022: 241 prestiti
2023: 246 prestiti

 

The Infinite Universe of Wuji
World Art Museum, Pechino
23.07 – 30.10.2022

Depositi e Restauro

Nel 2016 è stata svolta un’analisi di tutti i depositi con l’intenzione di procedere poi a un loro totale riordino. I depositi per i dipinti sono stati riorganizzati e riordinati nel biennio 2017-2018, mentre i lavori nei depositi dedicati alle sculture e alle grandi installazioni sono stati compiuti nel biennio 2021-2023.
La profonda operazione dedicata ai depositi ha portato anche alla revisione conservativa complessiva delle opere custodite e ai restauri ove necessario, per un totale di 1.663 interventi e 492 restauri. Contestualmente, sono stati avviati e conclusi lavori di messa a norma del deposito dedicato alla conservazione delle opere su carta. È stato poi ricavato uno spazio dedicato allo stoccaggio delle opere conservate in casse.

I depositi dell’XIX secolo della Galleria Nazionale

 

Fact not fiction
Questo non è un bilancio

Non un bilancio, non uno sguardo retrospettivo, ma una fotografia aerea, “dronica”, un fermo immagine aoristico, un video in timelapse.
Come se davanti a me avessi una scacchiera e vedessi tutto ciò che è stato messo e mosso in campo. Tutto mi precede ma come me e con me è in movimento, in continua trasformazione. Impermanente. Per descriverlo servirebbe il tempo verbale dell’aoristo, un’osservazione puntuale a prescindere da un riferimento temporale strutturato, scandito e tripartito in presente, passato e futuro, immerso invece nel fluire costante e perpetuo di cui si dovrebbe percepire non solo la durata, ma la puntualità, la concentrazione, l’intensità.
Senza arrivare allo schermo bianco dei cinema fotografati da Sugimoto, ma prendendo in prestito l’idea che in quelle foto dentro quello schermo ci sia l’intero film – una foto lunga un film –, qui abbiamo un testo, un documento che in poche pagine contiene otto anni, che a loro volta contengono infiniti tempi e infiniti rimandi temporali.

Restituire al passato quel presente che il passato è stato, come direbbe Deleuze, è quello che proviamo a fare ora, con questa che definirei piuttosto una panoramica con punti di osservazione privilegiati, dove recuperare, dal magma e dal flusso di un tempo cronologicamente definito (2015-2023), solo alcuni (dei moltissimi) aspetti quantitativi e qualitativi, dati analogici e digitali che traducono l’attività, il programma e la gestione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.

La nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo, quando i droni (per ora) smettono di ronzare. È interessante come nella metafora entri in campo lo sguardo animale (anche il drone si chiama così per via del fuco), che è anche il nostro, infine, seppure ancora insistiamo a fare dei distinguo e a pensare la natura separata da noi, funzionale sfondo della nostra esistenza. Quest’ultima definisce un tempo davvero infinitesimale, per cui bisogna ricorrere a quello dell’intero genere umano per fare appello a una durata che possa, e a malapena in ogni caso, reggere qualsivoglia confronto o stare al cospetto del minerale più anonimo e insignificante.

La nottola di Minerva è il simbolo della continua ricerca di un punto di vista che aiuti la comprensione di una vasta complessità difficile da abbracciare, che ci supera e ci sfugge ma è precisamente in questo sfuggirci che si trova il fertile spazio per i dubbi, le domande e qualche risposta. Per esempio pensarci, direbbe Leda Martins, come sineddoche del mondo, anello di una dinamo temporale curvilinea che genera un movimento al tempo stesso retrospettivo e prospettico, verticale e orizzontale, e che unisce tempo e spazio nella stessa sfera come immagini riflesse l’una nell’altra. In questa sincronia, il passato può essere definito come il luogo della conoscenza e dell’esperienza cumulativa, dove risiedono e abitano anche il presente e il futuro.

Esiste infine, anche quando si tratta di un non bilancio, una difficoltà nel collegare i numeri, e in generale i dati, al sapere, alla conoscenza, alle esperienze e soprattutto alle persone. Soffriamo tutti di una certa forma di discalculia e dislessia, quasi sempre distratti, superficiali e tendenziosi. Vogliamo semplificare la complessità con la taglia unica, sapendo che non è vero che va bene a tutti. I dati sono sempre imperfetti, come noi del resto, si tratta solo di contestualizzarli, metterli in relazione, non aver paura della complessità e di ridefinire nuovi standard.

Questa veduta d’insieme restituisce in modo sintetico e puntiforme un percorso costellato di risultati entusiasmanti, incoraggianti e di cui andare orgogliosi. Lo sguardo out of joint gode di ottima salute grazie alla città che più di ogni altra al mondo lo rappresenta.

Cristiana Collu

 

Cristiana Collu
Direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea