COSMOWOMEN

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Lunedì 21 giugno, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea inaugura Cosmowomen. Places as Constellations, a cura dell’architetta Izaskun Chinchilla. Inizialmente prevista per giugno 2020, la mostra abita lo spazio del Salone Centrale del museo con tre complesse strutture monumentali in materiale ecosostenibile, ispirate alle sfere armillari.

Attorno a questi luoghi simbolici e attraverso molteplici sotto-sfere, nuove generazioni di architette propongono modelli alternativi di progettare e mettersi in relazione con lo spazio, gli altri esseri umani e il pianeta, formulando riflessioni circa le forme dell’abitare, il co-living e la collaborazione.

Sul blog della Galleria Nazionale, fino all’opening del 21 giugno, la webserie COSMOWOMEN approfondisce la mostra, il catalogo e le altre attività collaterali.

 

1 – Il capitale femminile nell’architettura e nella città. Un manifesto

2 – Le tre sfere: il Gineceo

3 – Le tre sfere: l’Onsen

4 – Le tre sfere: il Parlamento

5 – COSMOGAP

6 – It’s Time for Action (There’s No Option) Every day – any way (di Cristiana Collu)

Sono le parole di Yoko Ono, sono le mie, sono quelle di noi che viviamo una vita femminista: siamo molte, preparate, connesse, abbiamo un programma, un metodo, condividiamo un pensiero personale/politico, siamo avanguardia, siamo un dispositivo mobile, siamo critiche e abbiamo qualcosa da dire.

Cosmowomen mette letteralmente in mostra una prospettiva e una dinamica di genere e forse persino de-generata, che sta trasformando il modo di presentare il mondo e non solo all’interno dei musei. Siamo oltre il disfare senza distruggere, siamo al cuore della lezione di Luisa Muraro, siamo alla costruzione che traduce visioni da eretiche comunarde che vedono la felicità all’orizzonte e non esitano a mettere al mondo con il massimo di autorità rivendicando anche il massimo di potere. Anarchiche, disobbedienti, indisciplinate, indisponibili, eterodosse, utopiste, instancabili tessitrici, nuove Penelopi che dis-attendono, assorte e operose, indipendenti, impazienti creatrici di un intreccio complesso, continuo, resistente, solidale e compatibile con la vita e i bisogni, intente a colmare quello scarto tra ciò che tutte e tutti siamo e quello che potremmo, possiamo essere.

Antefatto. Roma 2019. Una foto sorprendente ritrae Izaskun Chinchilla al Prado. Si tratta di un’immagine ufficiale in occasione del Bicentenario del Museo. Sono state scelte sette Muse e ognuna ha scelto un’opera. Chinchilla rappresenta l’Architettura e il suo quadro è il Giardino delle delizie di Bosch. Per me ora è tutto chiaro, è anche la mia Musa. In pochi mesi nasce Cosmowomen. Places as Constellations. Vedrà la luce a giugno del 2020. Anzi no. A giugno del 2021. E non si è trattato né di una lunga gestazione, né di onorare gli impegni, ma di un’urgenza che ha vinto la procrastinazione per l’emergenza virulenta e imponderabile (?) della pandemia.

La mostra precoce è ora la mostra puntuale: mi auguro che eserciti il suo potere trasformativo soprattutto sulle donne e specialmente sulle giovani architette in modo radicale e irreversibile.

Il capolavoro assoluto di Bosch sta sullo sfondo di quel magnifico ritratto di Izaskun Chinchilla, e offre una versatile chiave di lettura della sua traiettoria e non solo di questa mostra con la sua monumentale immaginifica rappresentazione di vere e proprie costellazioni di senso attraverso la ricreazione simbolica di spazi sconfinati dentro le sue tre sfere armillari: Gineceo, Onsen e Parlamento.

Bosch e il suo trittico, con il suo universo tripartito, scenario di una continua trasformazione e mutazione, è il punto sorgente di una “lucida visionaria follia, madre delle idee migliori”. Traboccante di un numero inverosimile di dettagli, questo universo in miniatura aggancia lo sguardo per sempre, il suo ricordo rimane indelebile e la sua verità, solo apparentemente segreta, è invece tutta dispiegata in superficie, sotto i nostri occhi, e ci mostra il “battito vitale” all’opera.

Izaskun ha trovato un codice miniato, il suo sorprendente libro magico, fonte di inesauribile ispirazione: quell’immagine non smette di ardere e muove la sua rivoluzione architettonica, la sua visione politica e il suo credo ecologico, il suo matrimonio con l’innovazione tecnologica. Nutre il suo desiderio.

Anche il suo trittico, la sua trilogia, è un universo simbolico contemporaneo abitato da una moltitudine, e questa mostra, come il catalogo, è fedele e conseguente alle parole di Maria Zambrano che campeggiano sulla scalinata della Galleria Nazionale: “le radici devono avere fiducia nei fiori”. Sono fiori di nardo, il loro profumo ci inonda e non è sprecato, è un lusso che ci dobbiamo permettere.

Ci dobbiamo permettere questa luxatio, questa generosa frattura da cui fuoriescono e scorrono le energie, per concederci l’alternativa che ci libera dall’utile e ci restituisce all’essenziale.

Cristiana Collu
Direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Cosmowomen. Places as Constellations è realizzata con il sostegno di Cassa Depositi e Prestiti e in partnership con Bartlett School of Architecture. I testi sono un estratto del catalogo edito da Silvana Editoriale.