In mostra la crescita caotica e conflittuale dei paesi BRIC

  • Pubblicato da xister Reply Il 12 agosto 2018 alle ore 7:11 pm

Una quarantina di opere di 26 artisti internazionali e due curatori provenienti da paesi agli antipodi – Cuba e Cina – con contesti culturali e geografici diversi, ma che condividono una scommessa comune sulle possibilità di lettura del presente.

La mostra BRIC-à-brac – The Jumble of Growth – 另一种选择, analizza e traduce il contesto contraddittorio in cui viviamo e mette a fuoco la crescita caotica e conflittuale – The Jumble of Growth – dei paesi dalle economie emergenti. In particolare quella dei paesi BRIC (Brasile, Russia, India, Cina e ora anche Sudafrica).

I testi di Gerardo Mosquera e Huang Du, curatori della mostra.

 

BRIC
Tian Longyu, A…O! (dettaglio), 2014-2015

 

BRIC
Alex Gao, Direttore del Today Art Museum di Pechino

 

Il titolo BRIC-à-brac The Jumble of Growth (in francese e in inglese), e l’equivalente di Un’alternativa (另一种 选择, in cinese), rispecchia il tema di una mostra che si concentra sui cambiamenti economici, sociali e culturali determinati dalle fiorenti economie dei mercati emergenti nei Paesi BRIC. Altra questione è poi quella di capire come l’arte abbia nelle sue risposte interagito ed espresso se stessa nel confronto con questi cambiamenti sociali ed economici così ragguardevoli e complessi. Gli scontri in atto registrati dalle mappe del mondo economico e politico potrebbero accelerare il processo di affermazione di nuove culture. Diversamente dal modo in cui il capitalismo transnazionale occidentale genera economia e sapere, le giovani economie procedono alla modernizzazione e alla ricerca culturale nella loro nazione a partire dalle proprie specifiche condizioni, ed è questa loro rivoluzione nell’atteggiamento culturale ad aprire nuove vie allo sviluppo artistico.

Huang Du
Curatore della mostra

 

BRIC
Jirì Kolár, Il mondo delle comunicazioni, 1962-1972
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

 

BRIC
Wilfredo Prieto, Untitled (Globe of the World), Ed. 4/6, 2002

 

La mostra esplora il processo delle trasformazioni economiche, sociali e culturali globali innescato dal boom delle economie di mercato emergenti analizzando i vari modi in cui l’arte ha partecipato ad alcune di queste transizioni o ha reagito a esse, nonché i loro effetti sulla cultura, la società e l’individuo.

L’espressione francese bric-à-brac comunemente designa un’accozzaglia di oggetti eterogenei, disposti alla rinfusa, talvolta in maniera confusa. Casualmente, il primo termine della locuzione coincide con l’acronimo BRIC – Brasile, Russia, India, Cina – coniato nel 2001 dall’economista Jim O’Neill per parlare dell’importante ruolo economico globale attualmente svolto da questi quattro paesi. L’acronimo spesso ora identifica un processo storico, la forte crescita del potere economico dei paesi in via di sviluppo.

Tale cambiamento è un esito della globalizzazione che sta producendo un impatto planetario non solo sull’economia, ma in ogni campo. La nuova situazione coinvolge non soltanto i paesi BRIC, ma anche altre economie emergenti. Il titolo cinese della mostra, “Un’alternativa”, sottolinea la natura eterodossa di questa mutazione e, in un certo senso, la sua “democratizzazione” della macroeconomia mondiale.

Le nuove potenti economie di mercato stanno vivendo una notevole accelerazione della crescita economica, che si accompagna a modernizzazioni rapide, disomogenee, spesso all’interno di società tradizionali. Prevalgono i contrasti netti, risultato di queste trasformazioni radicali: un bric-à-brac di situazioni e processi disparati.

La mostra ne esplora contraddizioni e contrasti. Molti artisti reagiscono a tali temi, li esprimono o li trattano in profondità. Alcuni artisti affrontano problemi sociali, altri sono invece più orientati verso le soggettività o indirettamente connotano il tema generale dell’esposizione. Tutti, però, illuminano le complessità analizzate dalla mostra con opere di grande impatto artistico ed estetico.

Gerardo Mosquera
Curatore della mostra

 

Foto di Mattia Panunzio